Convegno OO SS - Trasporti Intervento di Domenico Tringali VP Confindustria Siracusa e Presidente Sez. Economia del Mare - Trasporti e Logistica

martedì 10 luglio 2018

CONVEGNO OO SS Trasporti DEL 10 LUGLIO 2018 – SALONE ROCCO CHINNICI – AUGUSTA
Intervento Domenico Tringali Vice Presidente Confindustria Siracusa
e Presidente Sezione Economia del Mare – Trasporti e Logistica.

 

INTERMODALITA’ DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
ESSENZIALI PER LO SVILUPPO DELLE “ZES”

TRASPORTI INTERMODALI E LOGISTICA : ATTIVITA’ FUNZIONALI ALLO SVILUPPO DEI PORTI

 

Il Decreto Legge n. 133 dell’11 settembre 2014 “Sblocca Italia” ha aperto la via ad una riforma complessiva dei porti con lo scopo di:
• migliorare la competitività del sistema portuale e logistico
• agevolare la crescita dei traffici delle Merci e delle persone e
• promuovere l'intermodalità anche attraverso la razionalizzazione il riassetto e l'accorpamento delle Autorità Portuale esistenti

 

Le inefficienze del Sistema Logistico nazionale costano 50 miliardi l'anno, mentre il cluster portuale dell'intero paese genera il 2,6% del PIL (a fronte del 2,1% prodotto dal solo porto di Rotterdam per i Paesi Bassi).


Le infrastrutture portuali italiane non sono di buona qualità tanto che l'Italia è al 56° posto nella graduatoria mondiale pubblicata dal World Economic Forum - The Global Competitiveness Report 2015–2016.


La Commissione Europea aveva suggerito di intervenire per integrare la rete logistica connettendo i porti con i sistemi di trasporto ferroviario, stradale e con le piattaforme logistiche (interporti).


La portualità e la logistica sono uno strumento attivo di politica euro-mediterranea per promuovere lo sviluppo e la coesione del Mezzogiorno e valorizzare il suo sistema industriale.


La commissione UE aveva quindi sollecitato un intervento affinché “l'Italia sfrutti maggiormente il proprio potenziale a livello di trasporto marittimo, anche nel più ampio contesto transnazionale, unitamente al miglioramento dei collegamenti ferroviari con l’entroterra. E’ necessario che l'Italia si basi su una strategia inerente al ruolo e alla posizione dei vari porti in un contesto generale atto creare piattaforme e corridoi logistici integrati ed efficienti. I progetti collegati alla rete TEN-T dovrebbero essere inclusi in un unico Programma Nazionale per le regioni meno sviluppate, con programmi regionali concentrati esclusivamente sulle infrastrutture a carattere regionale o locale.”


Ad agosto 2015 il Governo ha adottato il Piano strategico nazionale della portualità della logistica che ribadisce l'importanza della retro-portualità, basti considerare che la superficie complessiva dei 10 porti italiani più grandi è dell'ordine di grandezza della superficie del solo porto di Rotterdam.


Negli scali esteri vengono spesso comprese grandi aree utilizzate per attività logistiche che rappresentano spazi per la creazione di valore aggiunto; ciò sottolinea in maniera ancora più evidente come l'integrazione fra porti e aree logistiche sia un indirizzo strategico da perseguire anche nel nostro paese. Di converso, la domanda soddisfatta oggi dagli interporti (e snodi intermodali) è più in generale dalle piattaforme logistiche esistenti, rivela una scarsa integrazione con le realtà portuali. Le brevi distanze e la frammentazione della domanda sono elementi sfavorevoli alla realizzazione di servizi ferroviari da e per i porti. Per cui, una maggiore integrazione è possibile solamente intravedendo una funzione retro-portuale, che presuppone che vengano trasferiti negli interporti una serie di servizi attraverso pratiche quali: corridoi doganali, servizi ferroviari dedicati e che venga garantita una inter-operabilità delle piattaforme tecnologiche utilizzate.


E’ necessario, e voglio sottolineare per Augusta, uscire dalle vecchie logiche localistiche dove i porti, se considerati singolarmente, non hanno più futuro nel mercato globalizzato dello shipping. E’ necessario pensare strategicamente in termini di “Sistemi Portuali” e poi di aree di sistemi logistici dove porti, interporti e terminal intermodali ferroviari interconnessi alla rete TEN-T vengano supportati da infrastrutture immateriali come i c.d. fast corridor e le pre clearing facilities . In questo alveo, si colloca l’istituenda ZES, strategica soprattutto per il porto di Augusta


In effetti quella delle ZES è una esperienza tutta da costruire di cui la riorganizzazione dell’Autorità di sistema portuale è stata la precondizione. Senza quest’ultima non sarebbe stato possibile pensare ad una visione delle retro-portualità integrata con il sistemi portuale.


Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2018 n.12 ha definito la modalità per l’istituzione, la durata, i criteri e il valore massimo della superficie delle aree ZES per ciascuna Regione. Alla Sicilia è stata assegnata una superficie di 5.580 ettari.
Con Deliberazione della Giunta Regionale n. 145 del 28 marzo 2018 è stata costituita una apposita Cabina di Regia, con il compito di elaborare la proposta di istituzione della ZES corredata dal Piano di Sviluppo strategico; in forte ritardo rispetto alle altre Regioni che già hanno elaborato il Piano e delimitato le aree ZES da proporre al Governo nazionale.


RADDOPPIO CANALE DI SUEZ
Il Mediterraneo sta tornando al centro delle attenzioni grazie ai profondi mutamenti geopolitici in corso da cui scaturisce una riconfigurazioni delle rotte commerciali a livello globale.


Oggi, dopo lo storico raddoppio del canale di Suez, rischiamo di non approfittare di questa opportunità per colpa dei ritardi infrastrutturali, burocrazie, pastoie politiche e scarsa visione di lungo periodo.


Il raddoppio di Suez raddoppierà anche il traffico merci nel Mediterraneo a scapito della rotta che circumnaviga l’Africa (che elimina anche atti di pirateria).


Nel 2023, quando saranno completate le opere accessorie il canale, area in cui si affaccia l’Italia supererà il 20% delle quote di shipping mondiale.


Un’analisi dell’Ufficio studi e ricerche mediterranee di Intesa Sanpaolo quantifica in 170.000 contenitori in più la ricaduta annua sul movimento merci italiano, circa il 3% del totale contro il 10/12% dei scali d’Europa nonostante siano distanti 4 giorni dai nostri.
C’è l’urgenza di individuare i settori strategici e le infrastrutture che potranno supportare i traffici provenienti dal raddoppio del Canale di Suez.

 


INFRASTRUTTURE PORTUALI
Nel corso del 2017, la movimentazione merci dei due porti presenti nel polo industriale (Augusta e Siracusa-Rada Santa Panagia) ha rappresentato oltre la metà della movimentazione merci regionale. Se consideriamo la movimentazione dei soli prodotti petroliferi, la percentuale sul totale regionale rappresenta oltre il 70%.

 

Porto di Augusta
Il Porto di Augusta è la più importante infrastruttura logistica della provincia di Siracusa al cui interno è ubicato un polo petrolchimico tra i più importanti d’Europa, un avviato porto commerciale in costante sviluppo, un’importante base militare, cantieri navali.
Le industrie del settore che utilizzano il porto di Augusta, contribuiscono – con 23 milioni di euro – a sostenere le entrate correnti dell’Autorità Portuale (tasse portuali, di ancoraggio e canoni).


Nel 2017 sono arrivate nel porto di Augusta 2.461 navi che hanno movimentato oltre 30 milioni di tonnellate di merci (+11,1% rispetto al 2016).

 

GNL: GAS NATURALE LIQUEFATTO
È necessario dotare al più presto il Porto di Augusta di un deposito di GNL (GAS NATURALE LIQUEFATTO) all’interno della diga.


Il Comune di Augusta dovrà dare (in tempi brevi) il suo contributo per la definizione di una strategia complessiva di politica economica del territorio in cui il sistema portuale dovrà costituire l’asse portante.


Nel Marzo 2018 presso il MIT è stato sottoscritto un accordo per l’utilizzo del GNL in ambito portuale dalle associazioni degli Armatori, Confitarma, AssoArmatori, e quelle del settore del gas Federchimica/Assogasliquidi e Assocantieri con il coordinamento di Assoporti.
L’utilizzo del GNL come carburante ecosostenibile del futuro è già stato individuato nelle direttive 2014/94/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio il 22/10/2014 che prevede la realizzazione di infrastrutture per i combustibili alternativi.
Noi attualmente non abbiamo nessun progetto.

 

Porto di Siracusa e rada Santa Panagia
Nel 2017 nella Rada di Santa Panagìa sono arrivate 307 navi (-9% rispetto al 2016) che hanno fatto registrare una movimentazione di prodotti petroliferi per oltre 12 milioni di tonnellate (-4,3% rispetto al 2016).


Nello stesso periodo hanno fatto scalo nel Porto grande di Siracusa 70 navi turistiche (+25% rispetto al 2016).

 

Purtroppo il Piano Paesaggistico della provincia di Siracusa (ambiti 14 e 17) impone vincoli nelle aree limitrofe ai porti di Augusta e Siracusa, che di fatto rischiano di vanificare le potenzialità delle aree portuali.

 

Attualmente il vincolo di tutela 3 (massima tutela) sullo specchio d’acqua del Porto Grande di Siracusa impedirà qualsiasi ipotesi di sviluppo turistico.


Interviene anche nelle aree retroportuali delle ZES, vanificando ogni attività imprenditoriale, rappresenta quindi una paradossale contraddizione tra la volontà di creare sviluppo ed attuare investimenti e imporre vincoli che di fatti ne impediscano la realizzazione.
Riteniamo necessario che debba essere rivisto nella forma e nei contenuti in una logica di sviluppo eco-sostenibile e di rispetto del paesaggio che non impedisca l’attività di impresa e lo sviluppo economico del territorio.
LE ZES: un’occasione di sviluppo

L’istituzione delle ZES che riguarda soprattutto il retroporto di Augusta potrà offrire nuove opportunità di sviluppo agli Operatori economici che vorranno investire nell’area, grazie al credito di imposta fino a 50 milioni di euro, alla semplificazione ed alla velocizzazione delle procedure previste.


Un valore aggiunto, per rendere ancora più appetibile non solo i porti, ed i loro retro porti, ma l’intero distretto industriale e produttivo della Sicilia orientale, per trainare l’economia del nostro territorio in un mercato che è sempre più globale e fortemente competitivo.

 

Sono aree delimitate a burocrazia zero con fiscalità di vantaggio per attrarre investimenti e possono essere anche non limitrofe alle aree portuali, purchè siano funzionali allo sviluppo dei Porti, volute dal decreto legge 91 del 2017 (decreto SUD) con dotazione economica di 200 mln in tre anni sono un’occasione unica per il rilancio dell’economia del Sud perché consentiranno ai potenziali investitori fiscalità di vantaggio come credito d’imposta max 50 mln per progetto e agevolazioni burocratiche con significativo abbattimento del costo del lavoro.


Per dare l’idea l’Irpef scenderebbe al 20% e l’IVA al 10%.


Le ZES sono gestite da un Comitato d’indirizzo composto da 4 membri a titolo gratuito: il Presidente dell’AdSP, un rappresentante della Regione, un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed un rappresentante del Ministero delle Infrastrutture, mentre le funzioni amministrative sono affidate al Segretario Generale dell’AdSP.


Esse sono però legate ad un moderno sistema infrastrutturale costituito da porti, aeroporti, ferrovie, strade ad esse funzionali, quindi la logistica e l’intermodalità dei trasporti ancora una volta risulta la chiave di sviluppo.


Però il quadro normativo da parte del Governo Nazionale non è ancora completo, quindi la Regione dovrà redigere il piano di sviluppo strategico che potrebbe essere pronto a Settembre, a in modo che se a Ottobre arrivasse l’ultimo provvedimento normativo del Governo tra ottobre e novembre si potrebbe passare alla fase operativa.


Siamo anche davanti alla novità che Messina, accorpata all’AdSP di Gioia Tauro, entrerà nelle ZES della Sicilia Orientale con i Porti di Milazzo-Tremestieri e dello Stretto, questo a causa della scelta di puntare come retroporto alle aree industriali ASI connesse ad un Porto. Opererà quindi con Catania, Augusta e Siracusa.


Per questi motivi il Prof. Aldo Berlinguer, docente universitario di alto profilo, ritenuto tra i massimi esperti, è stato nominato consulente per le zone ZES dell’Assessore alle attività produttive Mimmo Turano. Berlinguer si è occupato delle ZES per la Regione Puglia.

 

Perché la commissione che si sta occupando di redigere la proposta di definizione del perimetro ZES in Sicilia si è riunita più volte. Tale proposta dovrebbe essere definita entro l’anno e ha intenzione di coinvolgere le associazioni di categoria.


Turano dice anche che si pensa di estendere il primato ZES stabilito per decreto in 55 Km² in quanto più aree possibili della Sicilia e che comunque ci rientrano solo superfici pubbliche (Aree ASI).

 


RUOLO DELLE INFRASTRUTTURE NELLA CRESCITA ECONOMICA

Uno dei principali fattori che determina la perdita di competitività del sistema produttivo siciliano è dato dalla inefficienza delle infrastrutture e dei sistemi di trasporto.

 

A conferma di ciò, l'Indice della Competitività Regionale 2016 elaborato da Confindustria e SRM ha piazzato la Sicilia al 207° posto su 263 nella classifica delle Regioni europee per dotazione infrastrutturale; risultato che la pone ai margini delle aree più dinamiche del continente e che penalizza evidentemente la capacità della regione di essere attrattiva.

 

La Sicilia è dotata di reti ferroviarie inadeguate e di nodi delle reti infrastrutturali, in particolare porti e aeroporti, poco accessibili in termini di collegamento di ultimo miglio.


Per costruire un sistema economico altamente competitivo è necessario dotare il territorio di un sistema di collegamenti di trasporto altamente efficienti e moderni.

 

E’ evidente, quindi, che i trasporti e la logistica acquistano un ruolo sempre più determinante quando si guarda alle attuali dinamiche internazionali che vedono il crearsi di nuovi mercati e nuove vie commerciali. Si pensi ad esempio ai progetti del governo cinese di investire nella costruzione della 'Via della seta” nella quale la Sicilia potrebbe costituire un punto di snodo importantissimo e dalla quale invece è attualmente tagliata fuori.

 

Constatiamo con grande rammarico che la delibera CIPE 98/2017, pubblicata sulla GURI del 09 giugno 2018, nel definire le opere/infrastrutture finanziate dal Piano Operativo Infrastrutturale 2014-2020 ha escluso la provincia di Siracusa.


Alle infrastrutture stradali, ferroviarie e portuali della nostra provincia non è stata assegnata alcuna somma dal Piano Operativo Infrastrutturale che presenta una dotazione finanziaria di 5,4 miliardi di euro. Solo le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina sono riuscite ad ottenere finanziamenti per le loro infrastrutture.

 

IL SISTEMA INFRASTRUTTURALE INFRASTRUTTURE FERROVIARIE


Attualmente la Sicilia dispone di una rete ferroviaria di circa 1.490 km, di cui 1.310 (88%) a singolo binario.


E’ indispensabile la ristrutturazione e velocizzazione delle tratte ferroviarie, l’ampliamento dei servizi e l’ammodernamento del parco rotabile, con acquisto di nuovi treni, con interventi che consentano la riduzione dei tempi di percorrenza per molte zone dell’isola.

Nella Sicilia Orientale, il territorio è interessato da due tratte ferroviarie: la Siracusa-Catania e la Siracusa-Gela Canicattì - ambedue a binario semplice, costruite nel ‘800 e che hanno subìto nel tempo solo alcuni interventi di ammodernamento.

 

Per la tratta Siracusa-Catania 85 Km la priorità è la costituzione del doppio binario per rendere veloce il percorso garantendo agli utenti orari con corse modulate e interconnesse a servizi di trasporto aereo e navale. E’ necessario puntare alla costituzione e attivazione della stazione di Fontanarossa, con risorse economiche rese disponibili da Rfi; una fermata ferroviaria nei pressi della stazione di Bicocca, con la Sac (società di gestione dell’aeroporto) che si è impegnata a garantire il collegamento, dalla fermata ferroviaria allo scalo aeroportuale e viceversa, con bus-navetta, collegamento, che potrebbe essere attivato subito, poiché Rfi ha già avviato le procedure e incaricato gli ingegneri per il tracciato. Questo tracciato ferroviario potrebbe essere trasformato in un servizio metropolitano.

 

La nuova AdSP del Mare di Sicilia Orientale (Augusta/Catania), ha finanziato con fondi propri la realizzazione della Bretella Ferroviaria di collegamento con il tracciato ferroviario esistente SR-CT; opera indispensabile per il mantenimento delle qualifica di Porto CORE.

 

Per la tratta Siracusa-Gela 263 Km il tracciato ferroviario da Siracusa a Gela costeggia territori balneari – Fontane Bianche, Avola – Siti Patrimonio Unesco Noto, con un alto impatto turistico, attraversando inoltre, Rosolini e la zona pachinese, territori altamente agricoli, con la produzione di prodotti certificati e garantiti con marchio DOC E DOP, quali il ciliegino di Pachino, il Vino Nero d’Avola, il limone Femminello Igp e la patata novella di Siracusa. Territori che necessitano di una interconnessione dei trasporti e un migliore collegamento fra ferrato e gommato.
In questo versante è essenziale, proprio per le caratteristiche agricole, il collegamento e la rifunzionalizzazione dello Scalo Merci Pantanelli. Struttura sotto-utilizzata che, vista la grandezza e anche la posizione strategica fra le province altamente agricole e agroalimentari di Siracusa e Catania da un lato e Ragusa dall’altro, è al centro fra i due aeroporti di Fontanarossa e Comiso.


Allo stato attuale lo Scalo Pantanelli è solo punto di snodo delle manovre treni, con la platea di lavaggio e la fossa di manutenzione, per la parte Sud Orientale della Sicilia. Le lavorazioni effettuate nell’impianto, oltre quelle dei servizi, sono prevalentemente dedicate alla manutenzione programmata per treni a lunga percorrenza.


Bene chiediamo all’Assessore regionale Marco Falcone di riavviare il percorso di ultimazione dell’autostrada Siracusa-Gela nel tratto Rosolini-Modica.

 

Purtroppo nessuna di queste opere infrastrutturali è stata inserita a finanziamento nell’ultima delibera CIPE, pubblicata sulla GURI del 09/06/2018.

 

PIANO ENERGETICO REGIONALE
L’Italia è tra i paesi industrializzati von la maggiore dipendenza dall’estero per le importazioni di energia (30% in più rispetto alla media europea).


Il piano energetico di cui la Regione Siciliana si è dotata nel 2009 in fase attuativa ha raggiunto solo obiettivi parziali.


Lo sviluppo delle fonti rinnovabili sono un potenziale di grande asset per la Sicilia, però a condizione che si risolvano definitivamente le inefficienze strutturali delle reti elettriche primarie di alta tensione. A questo proposito Terna ha promesso investimenti per 5,3 mld di euro su tutta la rete elettrica italiana da ora al 2022, sia per la messa in sicurezza che per l’efficienza della rete.


Ad oggi l’investimento di Terna in Sicilia risulta bloccato a causa di un ricorso presentato alla Corte Costituzionale da parte degli ambientalisti siciliani a proposito del passaggio dei pali in alcuni terreni indicati di massima tutela nel piano paesaggistico regionale.
La vera contraddizione è questa: lavori di pubblica utilità che portano sviluppo in Sicilia ad oggi bloccati senza che la regione siciliana riesca a risolvere il problema che essa stessa ha creato.

 

INFRASTRUTTURE STRADALI
Sebbene la rete stradale siciliana sia caratterizzata da una buona estensione, non risulta strutturalmente adeguata nel garantire la piena accessibilità al territorio e nell’assicurare adeguati tempi di spostamento.


Parte dell’infrastruttura regionale si caratterizza per la presenza di interruzioni e parzializzazioni del livello di servizio, che determinano incrementi di tempi e costi e standard di sicurezza ridotti.

 

Il sistema stradale principale è costituito da una rete autostradale (701 km di cui 76 nella provincia di Siracusa) che collega le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, e assicura l’accessibilità alla costa occidentale e agli aeroporti di Palermo “Punta Raisi”, Trapani “Birgi” e Catania “Fontanarossa”, ma che esclude la costa sud dell’isola e l’aeroporto di Comiso.

 

Invece la rete stradale di interesse nazionale (3.500 km di cui 250 nella provincia di Siracusa) che assicura il collegamento lungo la costa meridionale e l’accessibilità alle aree interne attraverso i collegamenti trasversali nord – sud.

 

L’autostrada A18 Siracusa – Gela (131 Km) , il cui progetto risale al 1973 potrebbe rappresentare un importante collegamento nella rete stradale regionale e nazionale e favorire lo sviluppo economico del Sud Est (turismo, agricoltura e industria) così come un rapido collegamento ai centri industriali di Siracusa, Ragusa e Gela.


Dopo quasi 50 anni dalla sua progettazione, è ancora in fase di parziale costruzione.


Dopo il completamento nel 1998 dei lotti 1 e 2 Siracusa-Cassibile (9,5 km) e nel 2009 dei lotti 3-4-5 Avola, Noto, Rosolini (30,5 Km) sono ancora in fase di realizzazione i lotti 6,7 e 8 Rosolini, Ispica, Modica ( 20 Km). Su questo ultimo tratto, dopo un anno di sospensione per problemi di natura burocratica, sono ripartiti i lavori.


Mancano ancora all’appello ancora 71 Km, lotti 9 -15 fino a Gela.


Con questo stato di avanzamento ( 1 Km/anno) i lavori potrebbero essere completati tra 90 anni, nel 2108!

 

INFRASTRUTTURE PER LA LOGISTICA
Per quanto riguarda le infrastrutture legate alla logistica, allo stato attuale la Sicilia non dispone di un sistema di nodi efficace.


La Sicilia, ad oggi, risulta solo parzialmente connessa all’Europa attraverso i porti Core di Augusta e Palermo (incluso lo scalo di Termini Imerese), i Comprehensive port di Messina, Milazzo, Siracusa, Trapani e Gela e l’interporto Comprehensive di Catania Bicocca.
Nei passati periodi di programmazione, sono stati promossi interventi che hanno portato alla progettazione e realizzazione (seppur ancora parziale), dell’interporto di Catania, degli autoporti di Melilli e Vittoria, e dell’interporto di Termini Imerese.

 

CONCLUSIONI
Siamo consapevoli che porre in atto quanto ho enunciato non è nè facile, né di immediata realizzazione, però con gli strumenti che abbiamo a disposizione attualmente, è possibile.


Serve uno sforzo unanime per avviare un costruttivo percorso virtuoso condiviso, nel pieno rispetto della legalità, della sicurezza sul lavoro e dell’ambiente.


L’impresa per investire nel territorio, progredire per generare occupazione e reddito ha bisogno della certezza dei tempi di realizzazione delle opere, non possiamo accettare che i tempi intercorrenti tra la presentazione di un progetto e la sua cantierizzazione siano tali da rendere il progetto obsoleto o superato dalle frenetiche tecnologie di oggi.


Ce la possiamo e ce la dobbiamo fare!


Lo dobbiamo ai 175.000 giovani fra i 18 e i 34 anni, di cui oltre 52.000 laureati, che dal 2002 al 2016 hanno lasciato la Sicilia per carenza di lavoro oltre che alle generazioni che verranno!


Non dobbiamo più permettere il depauperamento del capitale umano della Sicilia.


Questi ragazzi sono e continueranno ad essere i nostri giudici e vi garantisco che ci hanno già condannati per inefficienza ed incapacità.


Credetemi, questo a noi pesa più di una condanna di Cassazione!


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