Accesso al Fis, vale l’organico del mese di sospensione

martedì 24 marzo 2020

L’esigenza di trovare un sostegno al reddito in questo momento di grande difficoltà per tutto il sistema aziendale porta i datori di lavoro a interrogarsi in merito all’individuazione dell’ammortizzatore sociale cui ricorrere tra quelli previsti.

Il Dl 18/2020 – derogando alle regole del Dlgs 148/15 e del decreto interministeriale 94343/16 - ha previsto, tra l’altro, la concessione dell’assegno ordinario anche ai dipendenti di aziende tutelate dal Fondo di integrazione salariale (Fis) che occupano mediamente più di cinque dipendenti nel semestre precedente. Nella normalità dei casi, invece, l’impianto normativo ne limita la concessione alle sole aziende con organico medio superiore alle 15 unità.

 

Sono destinatari del Fis i datori di lavoro che non rientrano nell’ambito di applicazione della cassa integrazione e che operano in settori in cui non sono stati costituiti fondi di solidarietà bilaterali o bilaterali alternativi. La consistenza dell’organico aziendale, che va verificata mensilmente con riferimento alla media occupazionale nel semestre precedente, assume particolare rilevanza per le aziende border line che, quindi, possono entrare e uscire continuamente dagli obblighi contributivi e dal conseguente accesso alle prestazioni del Fondo, per via dell’oscillazione del numero dei lavoratori in forza (meno o più di cinque; in tal senso - nel calcolo della media - rilevano anche i de

cimali). Come precisato più volte dall’Inps, l’obbligo contributivo sussiste nel periodo di paga successivo al semestre nel quale sono stati occupati, in media, più di cinque dipendenti. Lo stesso si dica per la possibilità di ricorrere alle prestazioni.

 

Per l’accesso all’ammortizzatore sociale, vale quindi la situazione vigente nel periodo di paga in cui ha inizio la sospensione dei lavoratori. Se, a titolo di esempio, a marzo 2020 la media occupazionale porta l’azienda nel campo di operatività del Fis, è a questo Fondo che, in caso di sospensione nel medesimo mese, il datore di lavoro può rivolgersi per richiedere l’assegno ordinario che, come anticipato, in relazione alle esigenze eccezionali del Covid 19, viene riconosciuto anche alle aziende che occupano mediamente più di cinque dipendenti. Questa facoltà permane anche se nei mesi successivi (compreso quello in cui si inoltra la domanda di intervento del Fis) la media scende sotto i cinque addetti.

 

Di contro, se nello stesso mese (marzo 2020), la soglia occupazionale media scendesse sotto i cinque dipendenti (o si attestasse a cinque), in caso di sospensione, l’azienda potrà ricorrere alla Cassa integrazione in deroga (Cigd), in base alla previsione contenuta nell’articolo 22 del Dl 18/2020. I due interventi differiscono sia in relazione ai soggetti destinatari dell’istanza (Inps per il Fis e Regione per la Cigd), che per le procedure da seguire.

 

Con riferimento all’intervento del Fis per l’emergenza, va sottolineato che, per il 2020, al trattamento non si applica il tetto aziendale (collegamento della prestazione alla contribuzione versata) previsto dal Dlgs 148/2015 e che, durante il periodo di percezione dell’assegno ordinario, non sono riconosciuti ai lavoratori assegni per il nucleo familiare.

 

Distinti saluti

 

F.te Il sole 24 ore


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