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mercoledì 20 luglio 2022

 

“Decreto Aiuti”: premiata la partecipazione a fiere


Buono di 10mila euro per le imprese impegnate in manifestazioni internazionali


Il contributo potrà coprire fino al 50% delle spese e degli investimenti sostenuti per prendere parte agli eventi fieristici.

 

Occorrerà presentare un’istanza telematica, attraverso un’apposita piattaforma. Il bonus, richiedibile una sola volta da ciascun beneficiario, sarà riconosciuto dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) secondo l’ordine temporale delle domande, nei limiti delle risorse stanziate, ossia 34 milioni di euro (articolo 25-bis, Dl 50/2022).

 

A chi spetta il bonus


Destinatarie della nuova misura di sostegno introdotta durante l’esame parlamentare del “decreto Aiuti” per la sua conversione in legge sono le imprese con sede operativa nel territorio nazionale che, durante il periodo che va dal 16 luglio 2022 (data di entrata in vigore della legge 91/2022) al 31 dicembre 2022, partecipano a manifestazioni fieristiche internazionali di settore organizzate in Italia.

 

Si tratta, nel dettaglio, degli eventi inclusi nel calendario fieristico approvato dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome.


Questi operatori potranno ottenere un buono del valore di 10mila euro, valido fino al 30 novembre 2022, facendone specifica richiesta attraverso la piattaforma telematica che il Mise (o l’eventuale altro soggetto incaricato dallo stesso ministero) dovrà rendere disponibile entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del “decreto Aiuti”.


Nell’attribuzione delle somme, lo Sviluppo economico dovrà tener conto sia dell’ordine temporale di ricezione delle domande sia del tetto di spesa autorizzata per l’anno 2022, fissato in 34 milioni di euro.

 

I contenuti dell’istanza


Nel modello per la richiesta del bonus, l’impresa dovrà fornire:


- un indirizzo di posta elettronica certificata valido e funzionante
- le coordinate di un conto corrente bancario (Iban) di cui è intestataria
- una serie di autodichiarazioni in cui attesta:
• di avere sede operativa in Italia e di essere iscritta al Registro delle imprese della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura competente per territorio
• di avere ottenuto l’autorizzazione a partecipare a una o più delle manifestazioni internazionali incluse nel calendario fieristico
• di avere sostenuto o di dover sostenere spese e investimenti per la partecipazione a uno o più di quegli eventi
• di non essere sottoposta a procedura concorsuale e di non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione (anche volontaria), di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente
• di non essere destinataria di sanzioni interdittive ex articolo 9, comma 2, lettera d), Dlgs 231/2001 (esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi o eventuale revoca di quelli già concessi) e di non trovarsi in altre condizioni che, secondo la legge, sono causa di incapacità a beneficiare di agevolazioni finanziarie pubbliche o sono, comunque, a ciò ostative
• di non avere ricevuto altri contributi pubblici per le stesse finalità
• di conoscere le finalità del buono nonché le spese e gli investimenti con esso rimborsabili.


L’iter per il rimborso


Il ministero dello Sviluppo economico (o il soggetto da esso delegato), ricevuta la richiesta, eroga il buono inviandolo all’indirizzo Pec segnalato nell’istanza.


A questo punto, attraverso la stessa piattaforma utilizzata per richiedere l’assegnazione del contributo, i beneficiari, entro la data di scadenza del buono, possono presentare l’istanza di rimborso per le spese e gli investimenti affrontati per la partecipazione alle fiere internazionali; questo può arrivare al massimo al 50% di quanto effettivamente sostenuto e, in ogni caso, è contenuto entro il limite dell’importo riconosciuto.

 

Alla domanda deve essere allegata copia del buono nonché delle fatture relative alle spese e agli investimenti fatti, con il dettaglio dei costi. In caso di mancata o incompleta presentazione della documentazione, il rimborso non viene erogato.


Invece, in caso di esito positivo della pratica, il Mise (o il soggetto delegato) rimborsa la cifra spettante, accreditandola, entro fine 2022, sul conto corrente bancario comunicato nell’istanza per l’attribuzione del buono.

 

L’Europa ci guarda


La fruizione del nuovo contributo a favore delle imprese che partecipano a manifestazioni fieristiche internazionali organizzate in Italia deve avvenire nel rispetto delle condizioni e dei limiti dettati dalle norme unionali, vale a dire dal regolamento Ue 1407/2013, dal regolamento Ue 1408/2013 e dal regolamento Ue 717/2014, relativi all’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, rispettivamente, agli aiuti “de minimis”, agli aiuti “de minimis” nel settore agricolo, agli aiuti “de minimis” nel settore della pesca e dell’acquacoltura.
Concessioni demaniali marittime e obbligo di gara pubblica

 

Sentenza del TAR Campania


Con la sentenza n. 913 del 2022, il TAR Campania ha affermato che l’atto di sottomissione per occupazione anticipata di area demaniale marittima per posa ombrelloni, adottato senza previo espletamento di gara ad evidenza pubblica e preceduto dal rilascio di concessione per la posa di ombrelloni ad uso temporaneo, del pari avvenuto in assenza di procedura di evidenza pubblica, è illegittimo in quanto contrario ai principi legislativi e giurisprudenziali sulla concorrenza. L’Amministrazione, autorizzando l’anticipata occupazione, ha di fatto consentito alla concessionaria di ottenere la concessione demaniale della spiaggia per un’intera stagione estiva, completando così il periodo oggetto della richiesta di rilascio della concessione demaniale e creando in tal modo effetti definitivi e non anticipatori della concessione demaniale. I proprietari o detentori di immobili prossimi all’area oggetto di concessione – attesa la più alta probabilità che gli stessi, rispetto ad altri, possano recarsi a fini di balneazione nel tratto di spiaggia suddetto – sono annoverabili tra i soggetti titolari di un interesse differenziato e qualificato, affinché sia adeguatamente garantita la libera balneazione, rapportando quindi tale esigenza alla situazione effettiva delle persone e all’esistenza di spiagge sufficienti a soddisfare il bisogno collettivo.

Fatto e diritto


I ricorrenti, premesso di essere proprietari di villette e appartamenti siti in San Mauro Cilento, direttamente sul mare, hanno dedotto che insieme ai restanti condomini, da oltre venti anni hanno ininterrottamente accesso diretto dalle loro proprietà alla antistante spiaggia libera, tramite una stradina e scalette private; l’amministrazione del Parco, inoltre (e quindi i ricorrenti) negli anni recenti ha costantemente curato e pulito il predetto tratto di spiaggia, anche con uso di macchinari meccanici, giusta autorizzazione comunale; tuttavia, nel maggio 2019, il Comune di San Mauro Cilento ha pubblicato all’albo pretorio un avviso col quale rendeva noto che una società aveva presentato istanza di rilascio di una concessione demaniale per il periodo 25 maggio-30 settembre, per l’apposizione di ombrelloni e lettini, invitando i soggetti interessati a presentare opposizione nel termine di 10 giorni. L’amministratore del Parco formalizzava la propria opposizione al rilascio della concessione. Secondo il TAR, il ricorso è fondato e deve essere accolto, sia pure con alcuni limiti e precisazioni. Quanto all’interesse a ricorrere avverso la concessione demaniale, la giurisprudenza si è già pronunciata a favore della legittimazione ad agire in capo al soggetto proprietario di immobili ubicati in prossimità del sito oggetto della concessione.

Sotto diversa angolazione si consideri che i ricorrenti, quali proprietari o detentori di immobili prossimi all’area oggetto di concessione, sono sicuramente annoverabili tra i soggetti titolari di un interesse differenziato e qualificato – attesa la più alta probabilità che gli stessi, rispetto ad altri, possano recarsi a fini di balneazione nel tratto di spiaggia suddetto – affinché sia adeguatamente garantita la libera balneazione, rapportando quindi tale esigenza alla situazione effettiva delle persone e all’esistenza di spiagge sufficienti a soddisfare il bisogno collettivo.

 

Pertanto, la lesione della propria posizione consisterebbe, altresì, nella sottrazione di spazi destinati alla libera balneazione. Non si rivela meritevole di condivisione neanche l’eccezione di improcedibilità del ricorso, dovendosi ritenere sussistente l’interesse dei ricorrenti alla definizione del giudizio quanto meno sul piano risarcitorio per la perdita della stagione balneare 2019. Invero, come statuito dalla giurisprudenza, deve essere necessaria (e quindi, sufficiente) in proposito la presentazione nel giudizio (anche) di una mera richiesta di parte, avanzata in ogni tempo, espressiva dell'interesse a un accertamento strumentale alla pretesa risarcitoria anche futura.

 

Peraltro, deve ritenersi sussistente l’interesse dei ricorrenti anche in vista dei successivi provvedimenti che l’Amministrazione dovrà adottare per le future concessioni per le stagioni balneari a venire. Nel merito, può richiamarsi la consolidata giurisprudenza, che è univoca nell’affermare che, in base al principio comunitario di concorrenzialità, le concessioni demaniali, in quanto concernenti beni economicamente contendibili, devono essere affidate mediante procedura di gara.

 

Pertanto, per l'affidamento del relativo contratto (attivo e non passivo) è necessario e sufficiente, in assenza di specifici autovincoli posti dalla PA, il rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, pubblicità, tutela dell'ambiente ed efficienza energetica. Segnatamente, come rilevato dal Consiglio di Stato, ogni procedura di evidenza pubblica volta all’adozione comparativa di provvedimenti ampliativi dev’essere sorretta da idonei criteri predeterminati di selezione delle proposte che, nella specie, sono del tutto mancati.

 

Conformemente ai principi del diritto europeo, come desumibili anche dalla giurisprudenza della CGUE, la concessione della gestione di arenili per finalità turistico-ricreative deve rispondere a criteri di imparzialità, trasparenza e par condicio: la normativa, in particolare, subordina il rilascio di concessioni demaniali marittime all’espletamento di procedure selettive ad evidenza pubblica.

 

Anche laddove si potesse configurare un procedimento volto all’adozione di provvedimenti ampliativi privo dei necessari criteri predeterminati, in ogni caso la comparazione delle proposte dovrebbe avvenire con provvedimento congruamente ad approfonditamente motivato circa le specifiche ragioni di preferenza. Come rilevato dal Consiglio di Stato, d’altro canto, il rilascio delle concessioni demaniali marittime implica l’espletamento di una procedura comparativa ad evidenza pubblica nel rispetto dei principi di parità di trattamento, imparzialità e trasparenza.

 

Le concessioni hanno come oggetto beni economicamente contendibili, limitati nel numero e nell’estensione, che, pertanto, possono essere dati in concessione ai privati a scopi imprenditoriali solo attraverso un confronto concorrenziale governato dai principi generali relativi ai contratti pubblici. Inoltre, le norme italiane che prorogano in modo automatico le concessioni demaniali marittime sono in contrasto con il diritto europeo e, pertanto, vanno disapplicate” (Consiglio di Stato del 9 novembre 2021, sentenze nn. 17 e 18).

 

Recentemente la giurisprudenza è giunta ad un livello massimo di apertura, rilevando che l'obbligo di espletare una procedura concorsuale sussiste anche nei casi in cui non siano state formulate preventivamente istanze per il conseguimento del bene della PA, atteso che l'interesse all’utilità economica del rapporto concessorio potrebbe manifestarsi solo in seguito all'avvio di una procedura di evidenza pubblica. Per tali ragioni, risulta quindi fondata la censura di violazione di legge, dal che discende l’accoglimento del ricorso con conseguente annullamento della concessione demaniale in data.

 

Il successivo atto di sottomissione per occupazione anticipata di area demaniale marittima per posa ombrelloni del Comune di San Mauro Cilento, oltre ad essere affetto dal vizio di illegittimità derivata, dimostra ancor più l’elusione delle norme e dei principi legislativi e giurisprudenziali, atteso che con l’emissione dei due provvedimenti impugnati, l’Amministrazione ha di fatto consentito alla società di ottenere la concessione demaniale della spiaggia per l’intera stagione estiva 2019.

 

Quindi, noncurante della normativa vigente in materia, il Comune ha autorizzato l’anticipata occupazione, creando effetti definitivi e non anticipatori della concessione demaniale. Deve pertanto essere annullato anche l’atto di sottomissione per occupazione anticipata di area demaniale marittima per posa ombrelloni del Comune di San Mauro Cilento. Riassumendo la questione, in altre parole, il giudice amministrativo ha annullato una concessione demaniale rilasciata senza gara e a seguito della semplice pubblicazione al riguardo di un avviso nell’albo pretorio comunale. Proprio a seguito della pubblicazione dell’Avviso, i proprietari di alcune villette antistanti il tratto di spiaggia oggetto della concessione avevano presentato ricorso.

 

Anche nel caso in cui non siano state formulate preventivamente altre istanze di concessione, le PA sono tenute a rilasciare le concessioni balneari tramite gara, dato che l'interesse alla utilità economica del rapporto concessorio potrebbe manifestarsi solo in seguito all'avvio di una procedura di evidenza pubblica. In relazione alla concessione, il TAR ha ricordato che, in base al principio di concorrenzialità, le concessioni demaniali, in quanto concernenti beni economicamente contendibili, devono essere affidate mediante procedura di gara. In questo caso, non solo il Comune non ha pubblicato un bando di gara per il tratto balneare oggetto della concessione, ma ha persino respinto la domanda di accesso civico agli atti da parte dei proprietari delle villette antistanti la spiaggia, violando anche i principi di trasparenza della pubblica amministrazione.


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